
Christian annuì, e quando l’Osservatore gli disse di andare, lui andò, lasciandosi alle spalle la casa, i boschi e lo Strumento. Dapprincipio la prese con tranquillità, come un’inevitabile punizione per la sua infrazione; ma lui non sapeva niente di punizioni o di quello che significasse l’esilio dal suo Strumento.
Dopo cinque ore, gridava e colpiva chiunque tentasse di avvicinarsi a lui, perché le sue dita bruciavano dal desiderio di toccare le chiavi, le leve, le barre e i tasti dello Strumento, e non potevano farlo, e allora capì che prima non era mai stato solo.
Ci vollero sei mesi prima che fosse pronto per la vita normale. E quando lasciò il centro di Riabilitazione (un edificio piccolo, perché veniva usato molto raramente), aveva un aspetto stanco, sembrava molto invecchiato e non sorrideva a nessuno. Divenne autista per una ditta di trasporti, perché i test avevano indicato che questo era il lavoro che meno gli sarebbe pesato, e gli avrebbe ricordato il meno possibile ciò che aveva perso, e in più avrebbe stimolato quelle poche attitudini ed interessi che ancora gli rimanevano.
Consegnava noccioline alle drogherie.
E di notte scoprì i misteri dell’alcool, e l’alcool, le noccioline, il camion ed i suoi sogni erano sufficienti a rendergli la vita accettabile. Non serbava rancore. Avrebbe potuto vivere così per il resto della sua vita, senza amarezza.
Consegnava noccioline fresche e ritirava quelle stantie.
Secondo Movimento
— Con un nome come il mio, — diceva sempre Joe — dovevo aprire un bar con tavola calda. Solo così avrei potuto appendere l’insegna Bar e Tavola Calda da Joe. — E rideva, rideva, perché dopo tutto, Bar e Tavola Calda da Joe era una cosa buffa per quei tempi.
