Depositò una lieve pellicola elaborata dal suo corpo attorno alle cellule delle retine, da usare quando ci sarebbe stata più luce. Inoltre, dal momento che lo squalo denotava la brutta tendenza ad affondare, la creatura extraterrestre estese altre appendici per catturare al passaggio le bolle d’aria provocate dalla tempesta. Il gas così assorbito, insieme all’anidride carbonica prodotta da lui, accumulò nella cavità addominale della bestia una certa quantità di elementi galleggianti.

Poi, quando ebbe tempo di occuparsene, si accorse che il rumore della risacca era diventato più forte, ma il suo scafo improvvisato però si muoveva solo su e giù. La cosa non gli dava noia, ma lui voleva un movimento in avanti, verso la spiaggia e questo veniva solo dalle onde che s’incaricavano però anche di riportare indietro lo squalo. Comunque la tempesta stava diminuendo d’intensità, e quando alla fine spuntarono le prime luci dell’alba l’uragano si era placato. Ma c’erano ancora raffiche di vento.

Dal punto in cui si trovava, il Cacciatore poté spaziare sui dintorni. Da una parte c’era la spiaggia che si stendeva uniforme sino a una fila d’alberi alti e sottili, con un gran ciuffo di foglie frastagliate sulla cima. Non riuscì a vedere cosa ci fosse dietro gli alberi perché il suo punto di vista era troppo basso, vide però che tra un albero e l’altro c’era un certo spazio. Nell’altra direzione la spiaggia si protendeva nell’acqua, e poi probabilmente rientrava perché lui sentiva il rumore delle onde venire da dietro quella protuberanza di terra. Non riusciva a vedere l’oceano, ma era ovvio che fosse alle sue spalle. Sulla destra aveva una polla d’acqua che adesso si stava vuotando lentamente nell’oceano. La tempesta doveva averla riempita abbastanza per richiamare lo squalo. Ecco dunque perché il pesce si era trovato tanto vicino alla riva. In seguito l’alta marea l’aveva portato fin lì, e lì l’aveva lasciato quando si era ritirata.



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