non avere più la birra.

Quando il viso di Step torna giù da un lungo sorso, i suoi

occhi incontrano Maddalena.

"Ciao."

Le morbide labbra di lei, leggermente rosate e pallide, si

muovono appena, pronunciando quel saluto a bassa voce. I

piccoli denti bianchi, tutti pari, si illuminano, mentre gli oc-

chi verdi, bellissimi, cercano di trasmettere tutto il suo amo-

re, inutilmente. È troppo. Step le si avvicina, guardandola

negli occhi. Maddalena lo fissa, incapace di abbassare lo

sguardo, di muoversi, di fare qualunque cosa, di fermare quel

piccolo cuore, che, come impazzito, suona un "a solo" alla

Clapton.

"Tienimi questo."

Si sfila il Daytona con il cinturino d'acciaio e lo lascia nel-

le sue mani. Maddalena lo guarda allontanarsi, poi stringe l'o-

rologio portandoselo vicino all'orecchio. Sente quel leggero

ronzio, lo stesso che ha ascoltato qualche giorno prima sotto

il suo cuscino, mentre lui dormiva e lei ha vissuto, passando

minuti in silenzio, a fissarlo. Allora però, il tempo era sembrato

fermarsi.

Step si arrampica agilmente sulla tettoia sopra Lazzareschi

passando sul cancello del cinema Odeon.

"Allora, chi viene? Che, vi ci vogliono gli inviti scritti?"

Il Siciliano, Lucone e Pollo non si fanno pregare. Uno do-

po l'altro, come scimmie con al posto del pelo giubbotti Avi-

rex, scalano con facilità il cancello. Arrivano tutti sulla tettoia,

per ultimo Schello, già piegato in due per riprendere fiato.

"Oh, io sono già distrutto, faccio l'arbitro" e da un sorso al-

la Heineken che è miracolosamente riuscito a non rovesciare

nella faticosa salita, per gli altri un gioco da ragazzi, per lui



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