
gruppo.
"E chi sarebbe mio fratello?"
"Io!" Lucone alza la mano.
Anche Pollo alza la mano. "Anch'io, siamo gemelli, come
il film con Schwarzenegger. Lui è quello scemo." Tutti ridono.
"Anche noi siamo fratelli." Uno dopo l'altro tirano su la ma-
no. "Sì, vogliamoci bene."
Il tipo impomatato non sta capendo molto. Opta per un'e-
spressione che lega bene con i suoi capelli.
Francesca prende Schello da parte.
"Ma come ti è saltato in mente di venire con tutta questa
gente, eh?"
Pollo sorride, sistemandosi il giubbotto: il risultato è sem-
pre pessimo.
"Questa festa mi sembra un mortorio, almeno la vivaciz-
ziamo un po', dai France', non t'incazzare."
"E chi s'incazza? Basta che ve ne andiate."
"A Sche', io mi so' rotto, permesso?" Il Siciliano, senza aspet-
tare che Francesca si sposti dalla porta, entra.
L'impomatato improvvisamente realizza tutto: imbucati. E
con uno sprazzo di intelligenza si dilegua raggiungendo i veri
invitati nel salotto. Francesca cerca di fermarli.
"No Schello, dai, non potete entrare."
"Scusate, permesso, scusate..."
Inesorabilmente, uno dopo l'altro, passano tutti: Hook, Lu-
cone, Pollo, Bunny, Step e gli altri.
"Dai, France', non fare così, vedrai che non succede niente."
Schello la prende sottobraccio.
"Al limite poi tu che c'entri? È colpa di tuo fratello che s'è
portato dietro tutta questa gente..." Poi, come se fosse preoc-
cupato che qualcuno si imbuchi, chiude la porta.
Il Siciliano e Hook si avventano letteralmente sul buffet,
divorano panini al salame, morbidi, con il burro spalmato sul-
la parte superiore, quella tonda, ma non li gustano, li ingoia-
