— Lo fa apposta — le ho detto. — Spera che io bruci a morte.

— La paranoia è il nemico numero uno delle ragazzine quattordicenni — ha risposto mamma. Lo dice sempre. Mi fa arrabbiare al punto che vorrei ucciderla. — Non lo fa apposta. Devi solo cercare di stare attenta con la stufa, ecco tutto. — Però non ha fatto altro che tenermi la mano e fissare la grossa scottatura come fosse una bomba ad orologeria sul punto di esplodere.

— Ci serve una stufa più grande — ho detto io, tirando via la mano con uno strattone. Ci serve proprio. Papà ha chiuso il camino e ha messo la stufa a legna quando il prezzo del gas è arrivato alle stelle, ma è una stufa piccola, perché mamma non ne voleva una che occupasse troppo spazio in soggiorno. Ad ogni modo, dovevamo usarla solo di sera.

Non ne compreremo una nuova. Sono troppo occupati a lavorare a quella stupida serra. Forse la primavera arriverà presto, e la mia mano avrà qualche possibilità di guarire. Tanto lo so come va a finire. L’anno scorso la neve è caduta fino a metà giugno, e adesso siamo solo a marzo. Il pettirosso di Stitch si gelerà la coda se non se ne va a sud. Papà dice che l’anno scorso è stato un fatto eccezionale, che quest’anno il tempo tornerà normale, ma non ci crede neanche lui, altrimenti non costruirebbe la serra.

Non appena ho lasciato andare il guinzaglio di Stitch, lui da bravo ha girato l’angolo e si è messo seduto ad aspettare che smettessi di succhiarmi il dito e lo slegassi. — È meglio muoversi — gli ho detto. — Se no la mamma si arrabbierà. — Sarei dovuta andare al supermercato a cercare di trovare semi di pomodoro, ma il sole era già molto basso sull’orizzonte, e c’era almeno mezz’ora di cammino per arrivare a casa. Se fossi tornata a casa dopo il tramonto mi avrebbero mandato a letto senza cena, e poi non sarei riuscita a leggere la lettera. A parte questo, se non fossi andata al supermercato oggi mi ci avrebbero mandato domani, e non avrei dovuto lavorare a quella stupida serra.



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