
«E sarebbe, mia cara?»
Ora toccò a Mirissa irritarsi, per quanto badasse a non darlo a vedere.
Non le andava di venir trattata dall’alto in basso da una persona che non era veramente intelligente, ma solo astuta, o, meglio, furba. Che la Waldron facesse gli occhi dolci a Brant non preoccupava per niente Mirissa, ma la divertiva soltanto; in un certo senso anzi capiva l’altra donna, più anziana di lei.
«Potrebbe essere un’altra nave inseminatrice robot, come quella che portò su Thalassa la configurazione genetica dei nostri antenati.»
«Ma sarebbe arrivata solo ora? Dopo tanto tempo?»
«Perché no? Le prime navi inseminatrici raggiungevano una velocità che era solo una frazione minima di quella della luce. La Terra ha continuato a migliorarle… fin quando non fu distrutta. Siccome i modelli più recenti erano dieci volte più veloci, le navi che partirono per prime vennero raggiunte e superate nel giro di un secolo circa; molte devono essere ancora in viaggio. Non sei d’accordo, Brant?»
Mirissa stava sempre attenta a coinvolgerlo in tutte le discussioni, cercando anzi di fargli credere che era stato lui ad avere l’idea originaria.
Si rendeva conto del suo senso d’inferiorità e non voleva peggiorare le cose.
Certe volte ci si sentiva molto soli a essere la persona più intelligente di Tarna; sebbene fosse collegata a mezzo rete con i cinque o sei individui alla sua altezza delle Tre Isole, raramente aveva modo di incontrarli di persona, e nemmeno dopo millenni di progresso scientifico la tecnologia delle comunicazioni poteva eguagliare un rapporto umano personale.
«È un’idea interessante» disse Brant. «Potresti avere ragione.»
Anche se la storia non era il suo forte, Brant Falconer conosceva da un punto di vista tecnico la complessa serie di eventi che avevano portato alla colonizzazione di Thalassa. «E cosa faremo» chiese «se è un’altra inseminatrice che cerca di colonizzarci un’altra volta? Diciamo «molte grazie, ma non oggi»?»
