Quasi tutto il villaggio l’aveva chiamata nell’ultima mezz’ora, e almeno una cinquantina tra adulti e bambini si affollavano irrequieti nella sala del consiglio: un numero vicino alla capienza massima della sala stessa, e di gran lunga superiore ai posti a sedere. Il quorum per la riunione del consiglio era normalmente di dodici partecipanti, e certe volte ci volevano le misure più draconiane per raccogliere insieme questa dozzina di persone. Gli altri abitanti di Tarna, cinquecentosessanta in tutto, preferivano stare a guardare e votare, se interessati a sufficienza, stando comodamente a casa loro.

Aveva chiamato — due volte — il governatore provinciale; e inoltre l’ufficio del presidente e l’agenzia giornalistica dell’Isola Settentrionale, e tutti avevano fatto la stessa inutile richiesta. Tutti avevano ricevuto la stessa laconica risposta: naturalmente se succede qualcosa vi faremo sapere… grazie per l’interessamento.

Alla Waldron non piacevano le cose fuori dell’ordinario, e la sua carriera moderatamente fortunata di amministratrice s’era fondata principalmente sulla capacità che aveva di evitarle. Certe volte, naturalmente, ciò era impossibile; un suo veto non avrebbe modificato il percorso dell’uragano del ‘09, che — fino a quel giorno — era stato l’avvenimento più notevole del secolo.

«Fate silenzio!» gridò. «Reena, lascia stare quelle conchiglie… ci hanno lavorato parecchio per metterle in ordine! E poi a quest’ora dovresti essere a letto! Billy, scendi dal tavolo! Immediatamente

La sorprendente rapidità con cui venne riportato l’ordine dimostrava che, una volta tanto, gli abitanti del villaggio aspettavano con ansia di sentire ciò che il sindaco aveva da dire. La Waldron disattivò l’insistente beep beep del telefono da polso e istradò tutte le chiamate al centro messaggi.



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