
Ora, l’unica vera differenza tra il lancio di sassi o dei cubi e quello dei dadi è che questi ultimi vanno fatti rimbalzare contro la parete di fondo del tavolo, e questo rappresentava per Joe una sfida ancora più interessante alla propria abilità.
Adesso, mentre agitava i dadi, sentiva la forza nelle dita e nella mano, come mai l’aveva avvertita prima.
Lanciò basso e i dadi finirono esattamente davanti alla ragazza dei dadi in guanti bianchi. Il suo sette naturale era costituito, come aveva voluto lui, da un quattro e da un tre. Nei lineamenti formati dai puntini rossi, erano come i cinque, solo che entrambi avevano un dente solo e il tre era privo di naso. Specie di teschi infantili. Aveva vinto un penny, cioè un dollaro.
— Punto due cent — disse Joe Slattermill.
Questa volta, tanto per cambiare, la sua abilità gli procurò un undici. Il sei era simile al cinque, solo che aveva tre denti, ed era il teschio più bello di tutti.
— Punto un nichelino meno uno.
Due Grossi Funghi si divisero quella scommessa con un mezzo sogghigno.
Questa volta Joe tirò un tre e un asso. Il punto era quattro. Anche l’asso, col suo unico punto fuori centro, spostato verso un lato, riusciva comunque a sembrare un teschio, forse di un ciclope lillipuziano.
Ci mise un po’ di tempo a fare il punto, una volta tirando distrattamente tre dieci di seguito nel modo più difficile, perché voleva osservare la ragazza dei dadi mentre li raccoglieva. Ogni volta gli sembrava che le dita serpentine di lei si infilassero sotto i dadi mentre questi erano ancora appoggiati sul feltro. Alla fine si convinse che non si trattava di un’illusione. Anche se i dadi non potevano sprofondare nel tappeto nero, le dita guantate di lei sì, e si infilavano veloci nel feltro nero e scintillante come se neanche esistesse.
