
«Una sorpresa?»
«Certo. Tu non ne sai niente, hai capito?»
«Niente di niente.»
«Bravo marito» disse lei e Shadow si accorse di sorridere. Era dentro da tre anni ma Laura riusciva ancora a strappargli un sorriso.
«Ti amo, piccola.»
«Ti amo, cucciolo.»
Shadow riagganciò.
Quando si erano sposati lei gli aveva detto che desiderava un cucciolo, ma il padrone di casa aveva messo subito in chiaro che il regolamento condominiale vietava esplicitamente agli inquilini di tenere animali. «Ehi» le aveva detto Shadow, «sarò io il tuo cucciolo. Che cosa vuoi che faccia? Che ti morda le pantofole? O che pisci sul pavimento della cucina? Che ti lecchi il naso o ti annusi in mezzo alle gambe? Scommetto che non c’è niente di quello che può fare un cucciolo che non sono capace di fare anch’io!» E sollevandola come se fosse una piuma aveva cominciato a leccarle il naso mentre lei ridacchiava tra gli strilli e l’aveva portata a letto.
Nella sala mensa Sam Fetisher si avvicinò furtivo e sorrise, mettendo in mostra i suoi denti da vecchio. Sedette accanto a Shadow e cominciò a mangiare i maccheroni al formaggio.
«Dobbiamo parlare» disse.
Sam Fetisher era uno degli uomini più neri che Shadow avesse mai visto. Poteva avere sessanta come ottant’anni. E comunque Shadow aveva conosciuto fumatori di crack di trent’anni che sembravano più vecchi di lui.
«Cosa c’è?»
«C’è una tempesta in arrivo» rispose Sam.
«Sembrerebbe. Può darsi che nevichi.»
«Non una tempesta di neve. Più brutta. Ti avverto, ragazzo, quando scoppierà sarai più al sicuro qui dentro che in mezzo a una strada.»
«Ho scontato la mia pena» disse Shadow. «Venerdì esco.»
Sam Fetisher lo fissò. «Di dove sei?» chiese.
«Eagle Point. Nell’Indiana.»
«Sei un bugiardo di merda. Voglio dire di che origini sei. I tuoi da dove vengono?»
