— I cattivi odori. I sapori. No, Pete, mi dispiace. Non sono un fiorellino delicato, ma le visite che sono obbligata a fare a Boswash sono il massimo che riesco a sopportare… dopo aver conosciuto questa regione.

— Anch’io sto pensando di trasferirmi in campagna — dissi. — Affittare un cottage in un’areagricola, sbrigare la maggior parte di lavoro via sensifono, senza bisogno di andare in città se non quando mi assegneranno l’incarico di documentare qualcosa laggiù.

Lei fece una smorfia. — Spesso mi capita di pensare che le areagricole siano peggiori di qualsiasi metropoli.

— Uh? — Fui sorpreso che lei potesse ancora sorprendermi.

— Oh, più pulite, più tranquille, meno pericolose, gli abitanti non sono costretti a rimanere gomito a gomito, è vero — ammise. — Ma almeno quella gente di città, frenetica, ringhiosa, tenace, ha una certa libertà, una certa… vitalità. Può anche essere la vita di un branco di topi, ma è autentica, ha un minimo di struttura, e di spontaneità e… Lontano dalle città, non è solo la natura ad essere irregimentata, ma anche la gente.

Be’, non so in che altro modo si potrebbero organizzare le cose per nutrire una popolazione mondiale di quindici miliardi di persone.

— Va bene — dissi. — Capisco. Ma questo argomento è deprimente. Facciamo due passi. Ho trovato delle genziane in fiore.

— Così presto nella stagione? Possiamo arrivarci a piedi? Mi piacerebbe vederle.

— Adesso sono troppo lontane, temo. Ho dovuto camminare per parecchi giorni. Comunque, lascia che ti mostri il cespuglio di mirtilli del luogo. Varrebbe la pena di visitarlo, vieni alla fine dell’estate.

Mentre le afferravo di nuovo il braccio, lei disse, in quel suo modo goffo, — Sei diventato un esperto, vero Pete?

— Difficile evitarlo — borbottai. — Dieci anni a raccogliere materiale sensitivo sul Sistema Riserve.



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