
Il Consiglio degli Anziani
Eragon si destò e si voltò verso il bordo del letto, scrutando la stanza immersa nella luce soffusa che proveniva da una lanterna schermata. Si alzò a sedere e guardò Saphira che dormiva. I suoi fianchi possenti si espandevano e si contraevano, al ritmo degli enormi mantici dei polmoni che soffiavano l'aria attraverso le narici squamose. Eragon pensò all'inferno ruggente che ormai la dragonessa era capace di sprigionare a comando dalle fauci. Era uno spettacolo mozzafiato, quando fiamme in grado di sciogliere il metallo le guizzavano fra le zanne d'avorio e la lingua senza intaccarle. Dalla prima volta in cui aveva sputato fuoco, durante il duello di Eragon con Durza, gettandosi in picchiata su di loro dalla sommità di Tronjheim, Saphira approfittava di ogni occasione per sfoggiare il suo nuovo talento. Soffiava continuamente minuscole vampe di fuoco per incenerire piccoli oggetti.
Poiché Isidar Mithrim era andata distrutta, non erano più potuti alloggiare nella roccaforte dei draghi situata sopra di essa. I nani avevano offerto loro un vecchio corpo di guardia al pianterreno di Tronjheim. Era un'ampia camerata, ma aveva il soffitto basso e le pareti scure.
L'angoscia tornò a impadronirsi di Eragon quando ripensò agli eventi del giorno prima. Gli occhi gli si riempirono di lacrime; una gli cadde nel palmo della mano. Non avevano avuto notizie di Arya fino a tarda notte, quando era riemersa dal tunnel, esausta e con i piedi sanguinanti. Malgrado i suoi sforzi - e la sua magia - gli Urgali le erano sfuggiti. "Ho trovato questi" aveva detto. E mostrò uno dei mantelli viola dei Gemelli, strappato e macchiato di sangue; la tunica di Murtagh; ed entrambi i suoi guanti di pelle.
