
Non riuscivo a trovare la chiave del mio appartamento. Sembravano tutte uguali, e mentre le esaminavo, mi sfuggirono di mano, cadendo sulla moquette.
Mi ero chinato per raccoglierle e le avevo sbagliate al primo colpo e poi anche al secondo, così mi inginocchiai per tentare un po’ più da vicino.
Fu in quel momento che lo vidi.
Pensate: se il vecchio George non fosse stato tanto avaro, di certo avrebbe installato luci più intense, così avrei potuto filar dritto fino alla mia porta e trovare subito la chiave, invece di far ritorno sotto la misera lampadina del pianerottolo e armeggiare con le chiavi in quel chiaroscuro. Inoltre, se non avessi litigato con Gavin e se non avessi alzato il gomito, il mazzo non mi sarebbe sfuggito di mano. Oppure avrei potuto raccoglierle senza dovermi inginocchiare. E se non mi fossi inginocchiato, non avrei mai potuto vedere che la moquette era tagliata.
Sì, tagliata, non consumata o sdrucita. £ tagliata in un modo strano, a semicerchio, di fronte alla mia porta. Come se qualcuno avesse usato il centro della soglia come punto focale, e con un coltello legato a uno spago lungo circa un metro avesse tagliato via una mezza circonferenza di moquette. Ma il pezzo non era stato rimosso, solo tagliato. Qualcuno lo aveva tagliato e poi l’aveva lasciato là.
Mi sembrò un gesto stupido, una cosa decisamente priva di senso. Perché qualcuno avrebbe dovuto tagliare una moquette in quel modo? E se, per un motivo la cui ragione mi sfuggiva, qualcuno l’aveva fatto, perché poi aveva lasciato là il pezzo?
