Janet Evanovich

Colpo al cuore

Grazie ad Amy Lehmkuhl e a Vicky Picha per avermi suggerito il titolo di questo libro.

Prologo

Da bambina, le mie aspirazioni professionali erano modeste: volevo diventare una principessa intergalattica. Non che mi importasse granché di comandare eserciti di alieni. Quello che volevo, più che altro, era indossare la mantella e gli stivali sexy e avere con me un’arma strafiga.

Si dà il caso che la faccenda della principessa non sia andata a buon fine e così mi sono iscritta al college e, una volta diplomata, sono andata a lavorare come addetta agli acquisti per una catena di negozi di biancheria intima. Ma poi neanche quel lavoro è andato a buon fine e così ho messo mio cugino, che si occupa di garanzie per cauzioni, con le spalle al muro e l’ho costretto a darmi un lavoro come cacciatrice di taglie. Ma quando si dice il destino: non ho mai avuto né mantella né stivali sexy, però adesso una specie di arma strafiga ce l’ho. Okay, è una piccola calibro .38 e la tengo nel barattolo dei biscotti, ma è pur sempre una pistola, giusto?

Ai tempi in cui facevo ancora le prove per diventare principessa, ogni tanto mi capitava di litigare con il ragazzaccio del quartiere. Aveva due anni più di me. Si chiamava Joe Morelli. Ed era sinonimo di guai.

Litigo ancora con Morelli. E lui continua a essere sinonimo di guai… anche se ora sono il genere di guai per cui le donne vanno pazze.

È uno sbirro, ha una pistola più grande della mia, e non la tiene nel barattolo dei biscotti.

In un accesso di libidine, due settimane fa, mi ha chiesto di sposarlo. Mi ha slacciato i jeans, ha arpionato un dito nella cintura e mi ha tirato a sé. «A proposito di quella proposta, dolcezza…» ha detto.

«Di che proposta stiamo parlando?»

«Della proposta di matrimonio.»



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