«Potrebbe essere stato lui a sforacchiare Loretta? Non credo. È già stato accusato di omicidio in passato e non ha mai lasciato il Paese. Almeno non che io sappia.»

«Non lo sopporto» disse mia madre. «Non sopporto di avere una figlia che va in cerca di assassini. Cos’è successo di tanto grave con Vinnie da meritarti questo incarico?» Guardò mio padre di traverso. «Frank, è un parente della tua famiglia. Devi parlargli. E tu, perché non puoi assomigliare un po’ di più a tua sorella Valerie?» mi chiese mia madre. «È felicemente sposata e ha due bellissime bambine. Non va in giro a dare la caccia agli assassini e a stanare cadaveri.»

«Stephanie è quasi felicemente sposata» osservò la nonna. «Si è fidanzata il mese scorso.»

«Vedete qualche anello al dito?» domandò mia madre.

Tutti mi guardarono l’anulare senza anelli.

«Non mi va di parlarne» dissi.

«Credo che Stephanie si sia presa una cotta per un altro» disse la nonna. «Credo che abbia un debole per un certo Ranger.»

Mio padre si fermò con la forchetta infilata in una montagnetta di patate. «Chi, il cacciatore di taglie? Quel tipo nero?»

Mio padre era un fervente sostenitore delle pari opportunità. Non andava in giro a disegnare svastiche nelle chiese, e non faceva discriminazioni con le minoranze. Era solo che, fatta forse eccezione per mia madre, se non eri italiano non eri all’altezza.

«È cubano-americano» spiegai.

Mia madre si fece un altro segno della croce.

Capitolo 2

Era buio quando me ne andai da casa dei miei genitori. Non mi aspettavo che Eddie DeChooch fosse rientrato, ma passai comunque con l’auto davanti a casa sua. Nella metà della famiglia Margucci le luci erano tutte accese. La metà di DeChooch, invece, era inanimata. Con la coda dell’occhio vidi nel cortile sul retro una striscia del nastro giallo usato dalla polizia per delimitare la scena del delitto.



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