Gli uomini si accamparono sui terreni di proprietà comune, ma trasformarono il nostro pacifico paesello in un luogo di risse. Arcieri, balestieri, fanti armati di picca e cavalieri, invasero le strade fangose dove presero a bere, giocare, fornicare, scherzare e litigare, mettendo in grande periglio le loro anime e le nostre capsule dai tetti di stoppie. E, invero, perdemmo due case per colpa del fuoco.

Nello stesso tempo, però questi individui portarono un insolito ardore, un tale senso di grandezza che gli stessi servi pensarono, pieni di brama, di partire con l’esercito se solo fosse stato loro concesso.

Perfino io cominciai a nutrire tale desiderio, e ciò avrebbe anche potuto avverarsi in quanto avevo fatto da tutore al figlio di Sir Roger, al quale avevo anche riordinato i conti. Il Barone mi propose di diventare suo amanuense, ma il mio Abate espresse dei dubbi.

Perciò, così stavano le cose quando arrivò la nave wersgoriana.

Ben rimembro quel giorno. Ero uscito per una commissione e, dopo la pioggia, era spuntato il sole; nelle strade si affondava nel fango fino alle caviglie. Mi avviai tra la folla di soldati che si aggirava senza scopo, salutando con un cenno di capo coloro che conoscevo quando, improvvisamente, si levò un gran grido. Anch’io come gli altri, sollevai la testa.

E lassù… un miracolo! Giù dal cielo, ingrandendo mostruosamente man mano che scendeva, ecco arrivare una nave tutta di metallo. Così abbagliante era il riflesso del sole sui suoi fianchi lucidi che non riuscii a distinguere chiaramente la forma. Mi dette l’idea di un immenso cilindro lungo almeno duemila piedi e, tranne che per il sibilo del vento, non si udiva alcun rumore mentre si avvicinava.



3 из 176