Qualcuno gridò. Una donna si inginocchiò in una pozzanghera e cominciò a pregare. Un uomo gridò che i suoi peccati l’avevano alfine raggiunto e si unì a lei. Ma, per quanto queste azioni fossero degne di lode, mi resi conto che in tanta affluenza di gente, molti sarebbero stati calpestati a morte se fosse scoppiato il panico. E questo non era certo l’intendimento di Dio, se era stato Lui a inviare quel visitatore.

Senza sapere neanch’io bene quel che facevo, balzai su una grande bombardato di ferro il cui carrello era sprofondato fino agli assi nel fango della strada.

«Fermi tutti!», gridai a gran voce. «Non abbiate paura! Abbiate fede e non muovetevi da qui!»

I miei deboli richiami si dispersero nel vento. Poi Red John Hameward, il Capitano degli Arcieri, balzò sulla bombarda accanto a me: era un gigante allegro coi capelli di rame e gli occhi di uno scintillante azzurro, che mi era sempre stato amico fin dal primo giorno del suo arrivo ad Ansby.

«Io non so che cos’è quella cosa lassù», ululò col suo vocione. Le sue parole rotolarono come un tuono sopra il vociare della folla che si quietò. «Forse è un trucco dei Francesi. O forse è qualcosa di amichevole e, in questo caso, le nostre paure sarebbero ancora più infondate. Seguitemi, soldati: andiamogli tutti quanti incontro, là dove toccherà terra!»

«È una Magia!», gridò un vecchio. «Questa è Stregoneria, e per noi non c’è scampo!»

«No,» lo confortai. «La Stregoneria non può nuocere ai buoni cristiani».

«Ma io sono un misero peccatore!», piagnucolò l’uomo.

«Per San Giorgio e Re Edoardo!»

Red John saltò giù dalla bombarda e guadagnò di corsa la strada. Io raccolsi la tonaca e mi lanciai dietro di lui, ansante, cercando di ricordare le formule dell’esorcismo.

Guardandomi alle spalle, rimasi sopreso nel vedere che la maggior parte della folla ci seguiva. Forse non era tanto rincuorata dall’esempio all’arciere, quanto timorosa di rimanere indietro priva del capo. Ma li seguimmo nel loro accampamento per afferrare le armi e poi di nuovo sui terreni comuni. Vidi che i cavalieri erano saliti in groppa ai loro destrieri ed ora scendevano con rumore di tuono dal fianco della collina sulla quale si ergeva il castello.



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