In testa a tutti cavalcava Sir Roger de Tourneville, privo di armatura ma con la spada al fianco, che mulinava attorno a sé, con grandi grida, la propria lancia. A poco a poco lui e Red John riuscirono a riordinare la marea disordinata degli uomini in una parvenza di assetto da combattimento. Ci erano appena riusciti, che la grande nave atterrò.

Atterrò sulla terra da pascolo: il suo peso era colossale, e non sapevo cosa poteva averla trasportata con tanta leggerezza nell’aria. Vidi che la sua struttura era tutta chiusa, un guscio liscio senza ponte di poppa né castello di prua. Invero non mi ero aspettato di vedere remi, ma una parte di me si chiese con maraviglia (mentre il cuore mi batteva all’impazzata) come mai non ci fossero vele. Vidi invece alcune torrette d’osservazione da cui spuntavano delle bocche metalliche simili a quelle delle bombarde.

A quel punto cadde un silenzio di tomba. Sir Roger spinse il suo cavallo vicino a me che stringevo i denti per non vacillare.

«Tu sei un clerico istruito, Fratello Parvus,» mi disse con voce tranquilla, anche se le sue narici erano bianche ed aveva i capelli scuri madidi di sudore. «Che cosa dici di questo portento?»

«Invero non saprei, Sire,» balbettai. «Le antiche leggende narrano di Maghi che, come Merlino, potevano volare nell’aria».

«Potrebbe essere qualcosa di… divino?»

Così dicendo Sir Roger si fece il Segno della Croce.

«Questo non sta a me dirlo». Sollevai lo sguardo incerto al cielo. «Ma non vedo legioni di angeli».

Poi dalla nave provenne un rumore metallico soffocato che si perse in un gemito di paura da parte nostra quando cominciò ad aprirsi una porta circolare. Ma nessuno si mosse dal suo posto, perché eravamo Inglesi, o forse semplicemente perché avevamo troppa paura per scappare.



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