Trurl era troppo stupito: non cercò neppure di schivare la macchina, che dava l’impressione di volerlo schiacciare come una polpetta. Ma Klapaucius lo prese per il braccio e lo tirò via, con un robusto strattone; poi tutt’e due se la diedero a gambe. Quando si guardarono alle spalle, qualche minuto più tardi, videro che la macchina dondolava come un’alta torre e avanzava lentamente, affondando nella sabbia — a ogni passo — fino al primo piano, ma che ogni volta, con un’ostinazione maniacale, si tirava fuori dalla sabbia e puntava direttamente verso di loro.

«Chi ha mai sentito una cosa simile?» ansimò Trurl, al massimo dello stupore. «Questo è un ammutinamento! Che fare, adesso?»

«Attendere e osservare» rispose il prudente Klapaucius. «Potremmo imparare qualcosa».

Ma in quel momento non c’era molto da imparare. La macchina era arrivata su un terreno più solido e prendeva velocità. Dal suo interno giungevano fischi, sibili e colpi di tosse.

«Da un minuto all’altro, l’intera unità di comando si staccherà a causa degli urti» disse Trurl, senza fiato. «Si spezzerà il programma e la macchina si fermerà».

«No» disse Klapaucius «questo è un caso speciale. Quella macchina è talmente stupida che, anche se saltasse l’intera trasmissione di dati, la cosa non avrebbe importanza. Ma… attento!»

La macchina accelerò l’andatura, chiaramente intenzionata a raggiungerli; i due costruttori corsero più in fretta che poterono, pensando solo alle terribili orme alle loro spalle. Continuarono a correre a perdifiato… che altro potevano fare? Prima cercarono di ritornare al punto di partenza, ma la macchina li aggirò sul fianco, bloccò loro il cammino, li costrinse ad addentrarsi sempre più profondamente in una regione selvaggia e disabitata. Lentamente, dalla foschia che velava l’orizzonte, i due costruttori videro emergere montagne inaccessibili, piene di dirupi e crepacci. Trurl, ansimante, si rivolse a Klapaucius. «Ascolta!» gli disse. «Dirigiamoci verso qualche canyon molto stretto, dove non possa seguirci… quella maledetta cosa… che ne dici?»



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