
«Non ha alcun senso, rimanercene qui seduti» sussurrò. «Cercherò di ragionare con quella macchina…»
«Inutile» rispose Trurl. «Ma fa’ come vuoi. Forse lascerà libero almeno te».
«Via, via, non parlare così!» disse Klapaucius, battendogli una pacca sulla schiena. Si fece strada fino all’imboccatura della caverna.
«Ehi, lì fuori!» gridò. «Mi senti?»
«Certo» rispose la macchina.
«Ascolta, vogliamo chiederti scusa. Capisci, c’è stato qualche piccolo malinteso, è vero, ma in realtà si trattava di cose da niente. Trurl non aveva intenzione di…»
«Quel Trurl!» esclamò la macchina. «Lo polverizzo! Ma prima dovrà dirmi quanto fa due più due».
«Naturalmente, te lo dirà, certo, e vedrai che la sua risposta sarà di tua piena soddisfazione, e farai la pace con lui, non è vero, Trurl?» disse il pacificatore, in tono mellifluo.
«Be’, sì, certamente…» mormorò Trurl.
«Davvero?» chiese la macchina. «Allora, quanto fa due più due?»
«Quatt… no, voglio dire, sette…» rispose Trurl, con voce ancora più bassa.
«Ah! Non quattro, ma sette, eh!» fece la macchina, esultante. «Visto? Te l’avevo detto!»
«Sette, certo» intervenne Klapaucius, ansioso di entrare nelle grazie della macchina. «L’abbiamo sempre saputo. E adesso ci lascerai, ehm, andare?» aggiunse in tono sospettoso.
«No» rispose la macchina. «Deve essere Trurl a dirmi che gli dispiace e spiegarmi quanto fa due più due».
«Ma poi ci lascerai andare, se lo farò?» chiese Trurl.
«Non lo so ancora» rispose la macchina. «Ci penserò. Per ora, dimmi quanto fa due per due, e io…»
A quel punto, Trurl venne preso dalla rabbia.
«Te lo dico, certo che te lo dico!» strillò. «Due più due fa quattro, e due per due fa quattro, e due alla seconda fa quattro, e puoi metterti a testa in giù, ridurre in polvere queste montagne e bere tutta l’acqua dell’oceano finché non sarà prosciugato, mangiarti il cielo… ma la cosa non cambia. Due più due fa quattro!»
