
Gli echi della valanga riverberavano ancora nella valle sottostante quando i due amici si affacciarono dall’imboccatura della caverna e scorsero la macchina pensante. Era fracassata e appiattita, quasi spezzata in due da un masso enorme che l’aveva colpita nel mezzo dei suoi otto piani. Con grande attenzione i due costruttori discesero lungo il mucchio di macigni fumanti. Per raggiungere il letto del fiume era necessario passare accanto ai resti della macchina, simili al relitto di una grossa nave arenatasi sulla spiaggia. Senza una parola, i due si fermarono all’ombra della sua carena spezzata. La macchina tremava ancora leggermente. E si sentiva ancora girare, scattare qualcosa al suo interno.
«Ecco, questa è la brutta fine che ti sei meritata, e due più due fa… coree sempre ha fatto…» cominciò Trurl, ma proprio in quel momento la macchina emise un debole, quasi impercettibile cigolio e disse, per l’ultima volta: «…SETTE».
Poi qualcosa si spezzò al suo interno, qualche pietra cadde ancora dall’alto e davanti ai due costruttori non rimase che una massa di rottami senza vita. I due si scambiarono un’occhiata e in silenzio, senza altri commenti e senza proferire parola, ritornarono indietro per la strada da cui erano venuti.
NA BELLA BASTONATA
Qualcuno bussava alla porta di casa di Klapaucius il costruttore. Questi guardò fuori e vide una macchina dall’enorme pancione, montata su quattro corte zampe.
«Chi sei, e che cosa vuoi?» le chiese.
«Sono la Macchina Che Esaudisce Ogni Tuo Desiderio» disse lei «e sono stata mandata qui dal tuo buon amico e collega, Trurl il Magnifico, in dono».
«Dono, eh?» fece Klapaucius, i cui sentimenti nei riguardi di Trurl erano alquanto ambigui, a dir poco. Questa volta lo aveva irritato particolarmente l’espressione «Trurl il Magnifico». Dopo un po’, però, disse: «Va bene, puoi entrare».
