
«Non male, eh?» disse Trurl, tutto compiaciuto. «La Natura e le sue scienze, dalla A alla Z, ammettilo!»
Ma Klapaucius non era soddisfatto.
«Come, tutto quel casino?» chiese. «Non verrai a dirmi che è la Natura!»
«Allora, da’ alla macchina un altro ordine» disse Trurl, brusco. «Quello che vuoi».
Per un momento, Klapaucius non seppe che cosa chiedere. Ma dopo una breve riflessione, dichiarò che avrebbe assegnato alla macchina due altri compiti: se fosse riuscita ad assolverli, lui avrebbe ammesso che corrispondeva veramente alla descrizione di Trurl. Questi diede il suo assenso, e Klapaucius chiese alla macchina di fare il Negativo.
«Il Negativo?» sbuffò Trurl. «E che diavolo è, il Negativo?»
«Il contrario del positivo, è ovvio» rispose freddamente Klapaucius. «Nell’accezione in cui si parla di un atteggiamento negativo, o del negativo di una foto, per esempio. Adesso, non far finta di non sapere cos’è il Negativo. Avanti, macchina, al lavoro!»
La macchina, però, aveva già cominciato. Per primi fabbricò gli antiprotoni, poi gli antielettroni, gli antineutroni, gli antineutrini e così via, finché tutta quell’antimateria non prese la forma di un antimondo che, fosforescente come una nube spettrale, rimase sospeso al di sopra delle loro teste.
«Mmm» brontolò Klapaucius, tutt’altro che soddisfatto. «E questo dovrebbe essere il Negativo? Be’, diciamo che lo sia, pro bono pacis. Ma eccoti il terzo compito, macchina: il Nulla».
