
Ciò vi sembrerà impossibile, naturalmente, ma io mi limito qui a descrivere le immagini che ricevetti. Era comunque accaduto che, giunto alla massima lunghezza, il tentacolo che sosteneva l’oggetto si era rotto. Perciò l’Oggetto era affondato nelle regioni della pressione dove noi Shadi viviamo. Mentre si avvicinava alla solidità, io avevo allungato un tentacolo, avevo afferrato l’oggetto e per miracolo non l’avevo inghiottito. Avrei potuto farlo facilmente.
Là, dentro alla mia caverna, dopo che per un po’ di tempo mi ero limitato a ricevere i pensieri che provenivano da dentro l’Oggetto, cercai di comunicare. Per prima cosa, com’è naturale, cercai di paralizzare le due creature con la paura. Ma esse non parvero consapevoli della presenza di un’altra mente. Tentai allora, con più delicatezza, di conversare con loro. Ma parevano del tutto prive della facoltà di ricevere. Sono creature razionali ma, avendo le menti bloccate, sono del tutto inconsce dei pensieri degli altri. In effetti, era chiaro che i pensieri dell’una costituivano un segreto per l’altra.
Cercai di capire il perché di tutto questo, ma non ci riuscii. Alla fine, dopo molti inutili sforzi, colto da un doveroso e profondo senso di umiltà, inviai una chiamata mentale a Morpt. Questi stava ancora spiegando in tono sonnolento i vari dettagli della teoria di Caluph — cioè, che il gas uscito dalle vesciche natatorie dei Shadi morti si è tutto raccolto al centro dell’universo in una grande bolla, e che il bordo tra la bolla centrale di gas e l’acqua è la leggendaria Superficie.
