Incomprensibili per me. Il prodotto d’una psicologia così aliena nei confronti della nostra che non c’è alcun modo di esprimerle. Posso soltanto dire che la seconda entità era in preda alla più completa disperazione, e perciò bramava intensamente essere stretta fra i due tentacoli dell’altra entità. Ciò, a mio modo di vedere, dovrebbe mettervi in una condizione di totale impotenza, ma è proprio questo che la seconda creatura agognava. Riferisco il fatto senza fare nessun tentativo per spiegarlo.

Mentre scivolavo dentro la mia caverna, mandai casualmente l’Oggetto a sbattere contro il bordo superiore dell’apertura. Fu un colpo duro. Ricevetti di nuovo un’improvvisa ondata di disperazione.

«Ci siamo!» pensò la prima creatura, e si aspettò, con orrore, il rovesciarsi dell’acqua dentro all’Oggetto pieno di gas.

Dal momento che la psicologia di queste creature è del tutto inesplicabile, mi limiterò soltanto a riassumere le poche immagini mentali che ricevetti durante il successivo, breve periodo. Furono queste immagini che, in qualche modo, spiegarono la storia dell’Oggetto.

Tanto per cominciare, si era trattato d’un esperimento scientifico. L’Oggetto era stato creato per contenere il gas dentro il quale quelle creature vivevano, consentendo poi che questo gas fosse calato nelle regioni della pressione. Le due creature appartenevano alla stessa specie, ma erano diverse in un modo per il quale noi non abbiamo pensiero. Una pensava a sé come ad un “uomo”, e l’altra come a una “donna”. Non avevano nessuna paura l’una dell’altra. Avevano accompagnato l’Oggetto allo scopo di registrare le loro osservazioni nella regione della pressione. Per effettuare queste osservazioni avevano sospeso l’Oggetto a un lungo tentacolo che partiva da uno di quei manufatti descritti da Glor.

Una volta che avessero osservato, avrebbero dovuto esser riportati a quel manufatto. Poi il gas sarebbe stato liberato e le due creature si sarebbero riunite ai loro compagni. Il fatto che due creature potessero rimanere assieme, e che entrambe si sentissero sicure, l’una in presenza dell’altra, è già uno strano pensiero. Ma i loro pensieri mi dissero che quaranta o cinquanta altri della loro stessa specie li aspettavano sul manufatto, tutti ugualmente privi dell’istinto di nutrirsi l’uno dell’altro.



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