
Sarebbe stata un’autentica prova di saggezza da parte mia lasciare la mia caverna, adesso che avevo richiamato a tal punto l’attenzione su di me. Così, rafforzai al massimo il mio blocco mentale e, con l’Oggetto stretto in un tentacolo, scivolai rapido su per il pendio che circonda Honda, prima che altri Shadi pensassero di pattugliarlo, alla mia ricerca… e alla ricerca l’uno dell’altro.
Salii molto al di sopra del mio solito livello, prima di fare una sosta. Arrivai talmente in alto che il gas nella mia vescica natatoria cominciò a crearmi un sensibile fastidio. Feci le contorsioni che mi aveva suggerito Morpt, finché non ne uscì una parte. Potrà parervi strano che l’abbia fatto con assoluta tranquillità. Ma la mia curiosità era ormai coinvolta, e noi Shadi siamo sperimentatori inveterati. Così, trovai possibile compiere quest’atto — la deliberata liberazione d’una parte del contenuto della mia vescica natatoria — che avrebbe riempito d’orrore, fino a poco tempo fa, intere generazioni di Shadi.
Morpt aveva ragione. Fui in grado di proseguire la mia ascesa senza nessuna scomodità. Inoltre, man mano l’Altezza aumentava, la mia mente aveva sempre più cose a cui pensare. Le due creature — l’uomo e la donna — dentro all’Oggetto, erano stupefatte per ciò che era accaduto al loro contenitore.
«Siamo risaliti di seicento metri dalla nostra massima profondità», disse l’uomo alla donna.
«Mio caro, non devi mentire per farmi coraggio», rispose la donna. «Non m’importa. Non avresti mai potuto tenermi fuori dalla batisfera… preferisco morire con te, piuttosto che vivere senza di te».
