Simili pensieri non sembrano compatibili con l’intelligenza. Una razza con una simile psicologia sembrerebbe destinata a estinguersi. Ma non ho la pretesa di capire. Continuai verso l’alto, fino a quando non mi trovai costretto a ripetere un’altra volta gli esercizi raccomandati da Morpt. I movimenti necessari scossero violentemente l’Oggetto. Le creature dentro di esso si chiesero, disperate, il perché di quelle scosse. A queste creature non soltanto manca la facoltà ricettiva, cosicché i loro pensieri rimangono segreti l’uno per l’altro, ma a quanto pare non possiedono nessun senso spaziale, nessun senso della pressione, e sembrano perfino mancare di quel ciclo degli istinti che è così necessario a noi Shadi.

Durante tutto il tempo del mio contatto con la loro mente, non ho trovato nessun pensiero di qualcosa che assomigliasse anche in modo approssimativo alle Maree della Pace, quando noi Shadi cessiamo del tutto di nutrirci e, perciò, d’istinto cessiamo di temerci l’un l’altro e ci mescoliamo liberamente per generare. C’è da chiedersi come la loro razza possa continuare a esistere senza le Maree della Pace, a meno che la loro intera vita non si svolga in una Marea della Pace. Ma in questo caso, poiché nessuno si nutre durante le Maree della Pace, perché non muoiono di fame? Davvero, sono inesplicabili.

Fissavano con estrema attenzione i loro strumenti, man mano l’ascesa continuava. Gli strumenti sono manufatti che quelle creature usano per supplire ai loro sensi difettosi.

«Milleduecento metri», disse l’uomo alla donna. «Soltanto il cielo sa cosa è accaduto!»

«Pensi che ci sia una speranza per noi?» chiese la donna con struggente desiderio.

«E come potrebbe esserci?» si chiese l’uomo, in tono amaro. «Siamo sprofondati fino a una profondità di cinquemilacinquecento metri. Ci sono quasi tre miglia d’acqua sopra le nostre teste, e l’ossigeno non durerà per sempre. Vorrei tanto non averti lasciato venire con me. Se soltanto tu fossi lassù, al sicuro!»



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