
Gene Wolfe
Dimensioni proibite
1. Lara
— Tu credi nell’amore? — le chiese.
— Sì — rispose Lara. — Ma non vorrei.
Lui non seppe cosa dire. Tutto quello che aveva pensato nel pomeriggio tornando a casa a piedi dal lavoro gli si era fermato in gola.
— Io e le donne lo usiamo… — gli disse lei. — Dobbiamo farlo.
Lui annuì. — È vero, le donne usano l’amore, certo. Ma anche gli uomini, e normalmente gli uomini lo usano in modo peggiore. Non credi che questo sia la prova che è una cosa effettivamente reale? Se non lo fosse, nessuno potrebbe usarlo. — Il brandy gli aveva dato alla testa e quando finì il discorso, non sapeva nemmeno di cosa avessero parlato.
— È reale, hai ragione — gli disse Lara. — Ma io non sono una donna.
— Una ragazza… — Cominciò a stringerla.
Lei gli infilò una mano nel pigiama.
— Una signora. — Sentì il bicchiere vicino alle labbra.
Lo prese dalla mano di lei e ne bevve un sorso.
— …e poi gli uomini muoiono. Sempre. La donna trattiene il suo sperma, lo conserva, mette al mondo i suoi figli, uno dopo l’altro, per il resto della sua vita. Forse tre figli. O magari tre dozzine.
— Ti amo — farfugliò. — Morirei per te, Lara.
— Ma così è meglio… come fate voi è molto meglio. Ora devo tornare indietro. Ascolta, ci sono porte che…
Non se ne andò subito. Si abbracciarono ancora, distesi sul pavimento di fronte al caminetto a gas. Per la seconda volta quella sera si perse dentro di lei.
Poi la strinse forte a sé, con la sensazione di essere solo con lei su una barca in mezzo al mare, una barchetta cullata e sospinta dalle onde; solo tenendo i loro corpi premuti uno all’altro avrebbero potuto salvarsi dal gelo di quella schiuma gelida.
— Devi stare attento — gli disse mentre lui si stava addormentando. — Perché questa notte noi due siamo stati così vicini.
