— Questa Heng-O — spiegò il cinese. — Uguale tua.

Si chinò in avanti per guardarla meglio. Era senza dubbio lo stesso viso, come se un orientale avesse scolpito Lara, aggiungendo inconsciamente i tratti somatici che un artista orientale troverebbe normali e attraenti. Era vestita di pura seta; un costume che avrebbe potuto essere indossato da una minuscola imperatrice, punteggiato di uccelli ricamati e bestie strane.

— Com’è bella — disse al cinese. — Molto, molto bella.

— È così. — Il coperchio si richiuse silenziosamente. — Quando luna piena, lei è qui. Brucia joss. Fa solamente questo. Quando funerale Sheng, cuoce riso su tomba Sheng, lei vede me, sorride e dice: “Tu brucia joss per me”. Felice per sempre.

Lui annuì di nuovo e scolò il resto del tè, grato per il suo confortevole tepore. I loro sguardi s’incrociarono per un istante e lui capì che il cinese era suo fratello, nonostante le abissali differenze e che il cinese lo sapeva già fin da quando si erano incontrati nel vicolo.

— Ho abusato fin troppo della sua ospitalità, signor Sheng — disse. — Ora devo andare. — E si alzò.

— No, no! — Il cinese sollevò le mani coi palmi rivolti all’insù. — Tu non va, prima Sheng mostra merce!

— Se proprio insiste…

L’espressione impassibile del suo viso si aprì in un grande sorriso. — Tu vede tante cose. Dice amici. Loro viene e compra da Sheng. Sicuro!

Cercò di pensare ai suoi amici. Non ne aveva. — Mi dispiace, lei è il solo amico che ho, signor Sheng.

— Tu allora vive troppo solo. Tu guarda! — Era un mazzo di carte.

— Amuleto magico, porta amici! Tu impara poker, bridge, ramino. Tu va e dice. “Io vuole gioca, nessuno vuole?”. Presto, molto presto, tanti amici!



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