
Ci arrivò, ma ci volle del tempo. Il figlio di Martin era già al liceo prima che egli riuscisse a mettersi negli affari. Martin sentì fortemente che era adesso o mai, perché non era proprio più un ragazzo. Ma fu allora che incontrò Sherry Westcott.
Lei non aveva l’aria di considerarlo ormai invecchiato, nonostante cominciasse a perdere capelli e ad aumentare la pancia. Gli disse che un parrucchino avrebbe potuto coprire la macchia della calvizie e che una panciera avrebbe contenuto la ciccia. Gli insegnò effettivamente un mucchio di cose ed egli si divertì talmente a imparare che a un certo punto prese fuori l’orologio e si preparò a scaricarlo.
Sfortunatamente scelse il momento esatto in cui alcuni investigatori privati sfondarono la porta della stanza d’albergo e quindi ci fu un bel periodo di tempo durante il quale Martin fu tanto preso nell’azione di divorzio che onestamente non avrebbe potuto dire di essere contento. Quando firmò l’accordo con Lil, era di nuovo a terra e Sherry non aveva più l’aria di considerarlo tanto giovanile, in fondo. Così si scrollò le spalle e tornò al lavoro.
Riuscì di nuovo a ritirarsi in bellezza, ma questa volta gli ci volle un bel po’ di fatica e non ebbe il tempo di trovare qualcosa di bello per strada. Le signore affascinanti ai sofisticati cocktails non lo attiravano più e nemmeno lo interessava l’alcool; e oltre tutto il medico gli aveva detto di starne lontano.
C’erano altri piaceri che un uomo ricco poteva cercarsi: i viaggi, per esempio; e non le camminate lungo i binari da un villaggio all’altro. Con l’aereo o in crociera di lusso Martin girò il mondo. E giunse l’istante in cui credette che, dopo tutto, era riuscito a ritrovare il suo momento: fu in una notte di luna davanti al Taj Mahal. Martin allora prese il vecchio orologio ammaccato e si preparò a fermare il tempo. Nessuno era là a guardarlo.
