
Tuttavia Martin sapeva essere educato, e quando l’altro gli sorrise, disse: — Buona sera, signor macchinista.
— Buona sera, Martin.
— Come fa a sapere il mio nome?
L’altro si strinse nelle spalle. — Come facevi tu a sapere che io ero il Macchinista?
— Ma lei è il Macchinista, no?
— Per te, certo. Altra gente, in altre strade della vita, mi riconosce anche sotto differenti aspetti. Per esempio, dovresti vedere per chi mi prendono quelli di Hollywood. — Sogghignò. — Io faccio un mucchio di viaggi — spiegò.
— E adesso, cosa fa da queste parti? — domandò Martin.
— Be’, la risposta dovresti saperla. Sono capitato qui perché tu avevi bisogno di me. Stanotte mi sono accorto di colpo che stavi cascando male, pensavi addirittura di metterti con l’Esercito della Salvezza. No?
— Be’…
— Non ti vergognare. Errare è umano, come ha detto qualcuno… Forse Selezione? Be’, non fa niente. Quello che conta è che avevi bisogno di me. Così sono partito e ti sono venuto incontro.
— Perché?
— Naturalmente per darti un passaggio. È meglio viaggiare comodi in treno che trascinarsi per le strade gelate dietro la banda dell’Esercito della Salvezza, non ti pare? È dura per i piedi, mi hanno detto, ma è ancora peggio per i timpani.
— Non so se voglio veramente salire sul suo treno, signor Macchinista — disse Martin. — Sto pensando a dove andrò a finire.
— Ah, sì, certo, la solita vecchia storia. — Il Macchinista sospirò. — Forse preferisci fare un patto, eh?
— Ecco, sì — rispose Martin.
— Be’, penso di piantarla con questo genere di cose; non c’è più pericolo di un calo della clientela, adesso: perché dovrei offrirti delle condizioni speciali?
— Lei mi vuole, vero? Altrimenti non si sarebbe dato la briga di venire a cercarmi fin qui.
Il Macchinista sospirò di nuovo. — Sì, hai ragione. Ammetto che l’orgoglio è sempre stato il mio punto debole, e poi mi spiacerebbe perderti, dopo aver pensato a te per tutti questi anni. — Esitò. — D’accordo. Se insisti, sono pronto a trattare con te sulla base di quello che vuoi tu.
