— È un desiderio coi fiocchi — scherzò il Macchinista. — Devo ammettere che non ho mai sentito niente del genere, fino a ora… e credimi, ne ho sentite, di stranezze. — Sorrise, rivolto a Martin. — Ci hai pensato bene, eh?

— Per anni — ammise Martin; poi tossì. — Allora, cosa ne dice?

— Non è impossibile, nei termini del tuo senso soggettivo del tempo — mormorò il Macchinista. — Sì, penso che possiamo farlo.

— Guardi che io voglio fermarmi sul serio, non semplicemente immaginarmelo.

— Ho capito. Si può fare benissimo.

— Allora lei è d’accordo?

— Perché no? Te l’ho promesso, no? Qua la mano.

Martin esitò: — Mi farà male? Sa, io non posso sopportare la vista del sangue, e…

— Stupidaggini! Ti hanno raccontato un sacco di baggianate. L’affare è già combinato, ragazzo mio. Volevo semplicemente darti in mano qualcosa: il mezzo e il modo per soddisfare il tuo desiderio. In pratica è impossibile stabilire esattamente in quale momento ti deciderai a valerti del tuo diritto e io non posso mollare tutto per venire di corsa. Quindi è meglio che tu faccia da solo.

— Vuol darmi un arnese per fermare il Tempo?

— L’idea sarebbe quella, appunto. Lasciami pensare un momento a qualcosa di pratico… — Il Macchinista esitò, e poi: — Ah, giusto quello che ci vuole! Ecco, tieni il mio orologio.

Lo tirò fuori dal taschino della giacca: era un orologio da ferroviere, con la cassa d’argento. Ne aprì il coperchio e fece una delicata regolazione. Martin cercò di capire che cosa stesse combinando esattamente, ma le dita si muovevano tanto in fretta che non riusciva a seguirle.

— Ecco fatto — sorrise il Macchinista. — È tutto a posto, adesso. Quando deciderai che è il momento di fermarti, non hai che da ruotare all’indietro il bottone della ricarica, finché la molla sarà tutta scaricata e l’orologio si fermerà. Quando l’orologio sarà fermo, il Tempo si bloccherà per te. È chiaro? — Così dicendo, lasciò cadere l’orologio nella mano di Martin. Il giovane strinse forte le dita sulla cassa. — È tutto qui, allora?



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