
— Certamente. Ma ricordati: potrai fermare il tempo una sola volta, quindi sarà bene che tu faccia molta attenzione; assicurati di essere davvero soddisfatto, quando sceglierai il momento di arrestarti. Ti avverto in tutta franchezza: stai attento a fare una buona scelta.
— Lo farò. — Martin sorrise. — E dato che lei è stato onesto, lo sarò anch’io, perché c’è una cosa che lei sembra aver dimenticato. In realtà, non è affatto importante il momento che sceglierò, perché una volta che io fermerò il Tempo, resterò dove sono per sempre, non invecchierò; e se non invecchierò, non morirò; e se non morirò non prenderò mai il suo treno.
Il Macchinista si volse altrove. Le sue spalle sussultavano convulsamente, come se stesse piangendo. — E poi hai il coraggio di dire che io sono peggio di un venditore di auto usate — singhiozzò con voce strangolata.
Poi scomparve nella nebbia, e il fischio del treno urlò impaziente; d’un colpo si mosse velocemente sulle rotaie, sferragliando via nell’oscurità.
Martin restò immobile, sbattendo gli occhi davanti all’orologio d’argento che teneva in mano; se non fosse stato perché lo vedeva e lo sentiva, se non fosse stato per quell’odore inconfondibile, avrebbe pensato di essersi immaginato la storia dall’inizio alla fine: il treno, il Macchinista, l’affare e tutto il resto. Ma aveva l’orologio e riconosceva benissimo l’odore lasciato dal treno scomparso, anche se non ci sono molte locomotive in giro che utilizzino come combustibile lo zolfo.
Non aveva dubbi sull’affare fatto: era la logica conclusione di pensieri a lungo covati. Uno stupido avrebbe chiesto la ricchezza, la potenza, o Kim Novak. Il suo vecchio si sarebbe venduto per una bottiglia di whisky. Martin sapeva di aver fatto una scelta migliore. Migliore? Era assolutamente a prova di errore: tutto quello che lui doveva fare era di scegliere il suo momento.
