
Ripose in tasca l’orologio e riprese la via lungo i binari. Fino a quel momento non aveva mai avuto in testa una mèta, ma adesso sì: adesso era in cerca di un momento di felicità.
Ora il giovane Martin non era del tutto un ingenuo, e si rendeva perfettamente conto che la felicità è una cosa relativa e che ci sono diverse condizioni e gradi di soddisfazione, i quali variano nel complesso dei fatti della vita. Quando era stato un vagabondo, si era spesso contentato di un po’ di cibo caldo mendicato, di una comoda panchina in un parco o di una lattina di Sterno confezionata nel 1957 (una buona annata). Più di una volta aveva raggiunto uno stato di momentanea felicità grazie a queste povere cose, ma sapeva benissimo che ne esistevano altre, migliori, ed era ben deciso ad averle.
Due giorni dopo raggiunse la grande città di Chicago. Puntò difilato alla West Madison Street e là cominciò a muovere i primi passi sulla via del miglioramento della sua vita. Diventò un fannullone di città, un accattone girovago. In una settimana era arrivato al punto in cui un vero pasto su di un piatto di cartone, una brandina da due soldi in qualche taverna e un’intera bottiglia di moscatello erano una felicità.
Giunse quindi la notte in cui Martin, dopo essersi goduto appieno tutti questi tre lussi, pensò di togliere la carica dell’orologio, essendo al colmo della soddisfazione. Ma poi ricordò le facce della brava gente cui aveva allungato una mano mendica: certo, erano dei borghesi, però traspiravano prosperità; vestivano bene, avevano buoni impieghi, guidavano belle auto e per loro la felicità doveva essere più eccitante ancora… mangiavano in buoni ristoranti, dormivano su materassi a molle, bevevano whisky di qualità.
