Michael Swanwick

Domani il mondo cambierà 

1. Il Leviathan in volo

Il burocrate cadde dal cielo.

Per un istante, vide Miranda sotto di sé, bianca e blu, con i suoi vasti ghiacciai ormai in procinto di sciogliersi. Una volta a terra, prese un veicolo ad alta velocità con il quale percorse la pietrosa pianura del Piedmont fino alla stazione degli eliostati di Port Richmond, dove si imbarcò sul primo volo diretto verso l’esterno. L’aereonave Leviathan lo trasportò oltre la linea di guardia, sorvolando le foreste e le colline di corallo del Tidewater. Qui i sistemi ecologici specializzati erano già al lavoro, pronti ad accogliere la magica mutazione delle maree del giubileo. Nei villaggi sgangherati e nelle piantagioni nascoste, la gente si apprestava a fare i vari preparativi necessari per l’evacuazione.

Il salone principale del Leviathan era deserto. Con le mani unite dietro la schiena, il burocrate rivolse uno sguardo malinconico verso le vetrate di poppa. Il Piedmont era una macchia scura, bluastra, un fronte temporalesco che si stagliava all’orizzonte.

Il burocrate immaginò le cascate, dove i falchi pescatori aleggiavano sopra le sorgenti e il fiume Noon cadeva centinaia di metri più in basso, perdendo il proprio nome. Di sotto, la regione del Tidewater brulicava di vita, come una muffa color verde-bluastro che cresce a vista d’occhio in una vaschetta. Il solo pensiero di tutto quel fango e di tutta quella povertà era più che sufficiente a deprimerlo. Il burocrate provò un’improvvisa nostalgia per l’ambiente fresco e sterile dello spazio profondo.

Sulla superficie bfuna dell’acqua si intravedevano macchie di colore, convogli di case galleggianti che venivano rimorchiate a monte. Erano famiglie dell’alta borghesia, che si spostavano prudentemente verso il pendio di Port Richmond, approfittando di quel momento in cui i tassi erano ancora bassi.



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