Il burocrate sfiorò un tasto sotto la vetrata e la giungla balzò alla vista, alberi nebulosi che si risolvevano in singole foglie. L’ombra dell’eliostato si increspava lungo la sponda settentrionale del fiume, sfrecciando leggera sopra banchi di fango e contorte querce d’acqua. Stupiti da quel passaggio, i membri di una covata di octopi mimetici delle ghiande si lasciarono cadere nell’acqua, formando una serie di anelli concentrici mentre fuggivano infilandosi nella fanghiglia.

— Senti il profumo dell’aria — disse il surrogato di Korda.

Il burocrate annusò. Sentì un leggero odore di terra, proveniente dai vasi di rampicanti appesi nel salone dell’aereonave, e il puzzo dolciastro dello sterco depositato sui fondi delle gabbiette di vimini degli uccelli. — Ci starebbe bene una bella pulita, direi.

— Il tuo animo è totalmente privo di romanticismo. — Il surrogato si appoggiò alla vetrata, con le braccia distese lungo i fianchi, come fosse uno scheletro in vena di sentimentalismi. L’immagine pallida e tremolante di Korda apparve riflessa nel vetro. — Darei qualsiasi cosa per essere laggiù al tuo posto.

— Perché non ci vieni, allora? — domandò il burocrate con tono aspro. — Il tuo grado te lo permetterebbe.

— Non prendere la cosa troppo alla leggera. Questo non è un semplice caso di contrabbando. È in gioco l’intero concetto del Controllo Tecnologico. Se lasciassimo passare anche una sola fra le tecnologie auto-replicanti… be’, è inutile che stia a dirti quanto può essere fragile un pianeta. Se la Divisione ha effettivamente motivo di esistere, è proprio per questo genere di azioni. Quindi, ti sarei molto grato se, almeno per questa volta, tu riuscissi a moderare il tuo atteggiamento negativo.

— Devo dire ciò che penso. In fondo mi pagano per questo.

— Un’illusione molto comune. — Korda si allontanò dalla vetrata, si chinò per prendere in mano un piatto e ne osservò la parte inferiore.



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