“Siamo piombati su di loro con ferro e fuoco. In una sola giornata abbiamo distrutto i culti, costretto alla fuga tutti i sopravvissuti e mostrato loro un tale orrore da scoraggiarli definitivamente a insorgere una seconda volta. Capirete, quindi, che in quel gar mi trovavo in una situazione di grandissimo pericolo. Ma non tradii la mia paura. Chiesi loro se volevano i soldi o no.

“Uno di loro prese in mano la sacca e la soppesò. Poi, come speravo, si infilò una manciata di monete in tasca. ’Li divideremo in maniera equa, disse. Finché vive lo spirito, Whitemarsh non è morta’. Mi lanciò un sudicio pacchettino di erbe, e con tono sdegnoso mi disse che avrebbero fatto resuscitare persino un morto, figurarsi me.

“Infilai il pacchetto nella mia scatola di piombo e me ne andai. Tornato a casa, picchiai Ysolt fino a farla sanguinare e la buttai in strada. Aspettai una settimana, quindi feci rapporto alla sicurezza interna, dicendo loro che vi era un gruppo di seguaci del Whitemarsh sopravvissuti nascosti nella zona. Poco dopo trovarono le monete, e con le monete i fuggitivi. Tuttora non so esattamente quale fra loro aveva macchiato la mia Ysolt, ma dato che si erano divisi i soldi equamente, sono sicuro che venne punito anche lui. Oh, sì, venne punito come si meritava.”

Seguì qualche secondo di silenzio, che venne infine interrotto dal burocrate. — Temo di non seguire il vostro ragionamento.

— Venni mandato a Whitemarsh poco prima della sua caduta. Mi occupai io del coniatore, e usai un apparecchio fornitomi dai miei superiori per irradiare le sue monete.



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