Chu gli appoggiò una mano sul braccio. — Non lo fate. — Aveva uno sguardo terribilmente serio. — Se vi lasciate coinvolgere a livello emotivo dall’opposizione, vi fregate con le vostre stesse mani. Vi consiglio di tranquillizzarvi e di mantenere un certo distacco.

— Non ho bisogno…

— …di consigli da uno come me. Lo so. — Chu si produsse in un sorriso presuntuoso, tirando fuori quel suo spavaldo cinismo. — Le forze planetarie sono tutte corrotte e inefficienti, siamo famosi per questo. Ciò nonostante, vi assicuro che vale la pena di ascoltarmi. Questo è il mio territorio, e io conosco la gente con cui avremo a che fare.


— Attento, amico!

Il burocrate fece un passo indietro. Quattro uomini stavano lottando con una grossa trave, che venne estratta dal fango e issata su un camion. Una donna piuttosto ben piantata dai capelli rossi azionava la gru dal camion stesso. Gli edifici che li circondavano erano i più derelitti che il burocrate avesse mai visto, tutti screpolati, con le finestre rotte e gli infissi sfondati. Il lato settentrionale di ogni edificio era ricoperto di incrostazioni di molluschi.

Il terreno era cedevole sotto ai piedi. Il burocrate osservò le proprie scarpe sprofondate nel fango con aria sconsolata. — Cosa sta succedendo qui? — domandò.

Un vecchio negoziante, pressoché perso fra le pieghe dei suoi abiti, come se si fosse ristretto o questi ultimi si fossero allargati, sedeva sul suo terrazzo osservando la scepa. Dal suo orecchio sinistro pendeva un teschio d’argento, che lo identificava come veterano della Terza Unificazione. — Strappano via i marciapiedi — disse con tono cupo. — È vera quercia di mare, ed è rimasta lì sotto a stagionare per quasi un secolo. Quelle travi le ha messe giù mio nonno, ai tempi in cui il Tidewater era ancora giovane. A quei tempi non valevano nulla, ma nel giro di un anno potrò chiedere il prezzo che voglio, per quella legna.



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