Vi era una premonizione di senilità in quel modo di parlare lento e scandito, come se il vecchio comandante stesse guardando davanti a sé, vedendo solo un lungo scivolo che lo portava a una miseria sdentata e a una morte che non era distinguibile dalla vita, non più di quanto non lo fosse la sottile linea che divideva il cielo dall’oceano.

Mentre uscivano dalla cabina di pilotaggio, vennero richiamati ancora una volta dal comandante. — Tenente Chu, mi aspetto che mi teniate informato. Seguirò da vicino i vostri progressi.

— Sissignore. — Chu chiuse la porta e scese dalle scale. Emise una piccola risatina. — Avete notato le caramelle? — Il burocrate emise un grugnito di assenso. — Panacee delle streghe delle paludi che dovrebbero servire contro l’impotenza. Vengono fatte con radici, sterco di toro e altre robe schifose. Non c’è peggiore idiota di un vecchio idiota. Non esce mai da quella sua cabina, sapete? È famoso per questo, ci dorme persino dentro.

Il burocrate non la stava ascoltando. — Deve essere per forza qui intorno, da qualche parte — disse. Scrutò nell’oscurità trattenendo il fiato, ma non udì nulla. — È nascosto.

— Chi?

— Il vostro impersonatore, il giovane spericolato. — Si rivolse alla sua valigetta. — Ricostruisci la sua traccia genetica e fammi un localizzatore. Con quello lo troverò di sicuro.

— Tecnologia bandita — disse la 24 ore. — Non sono autorizzato a utilizzare tecnologia bandita sulla superficie planetaria.

— Maledizione!

L’aria all’interno della sacca era immobile, ma ugualmente carica di tensione. Pulsava per le vibrazioni dei motori, viva come un serpente arrotolato. Il burocrate sentiva lo sguardo del falso Chu che li scrutava dall’oscurità. Rideva alle loro spalle.



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