— Non vorrei apparire insistente, Ambryn, ma dovrò forse aspettare in eterno prima che tu mi presenti questo tuo amico?

— Non è amico mio, è venuto per la mamma.

— Un motivo in più per dimostrargli un minimo di cortesia e di ospitalità. — La donna protese una mano, e il burocrate si alzò in piedi per stringergliela. — Piacere, sono Lingore Gregorian — disse. — Emse! Dove sei?

Apparve allora una terza donna, con indosso un vestito color marrone, che si stava asciugando le mani con uno straccio. — Se è il perito, ricordatevi di dirgli che Ambryn ha rotto il… — Si interruppe. — Scusate. Non sapevo che vi fosse un ospite. — Non disse più nulla, ma rimase dov’era, a guardare.

— Non essere sciocca, Emse. Questo signore è venuto a vedere mamma. Portagli un bicchiere di birra.

— Oh, ma non è necessario…

— I Gregorian hanno sempre tenuto all’ospitalità — disse la donna con fermezza. — Vi prego, accomodatevi. Al momento la mamma è con il dottore, ma se avrete la pazienza di attendere, sono sicura che potrà ricevervi, almeno per qualche minuto. Vi prego però di non emozionarla troppo, poiché è molto malata.

— Sta morendo — intervenne Ambryn. — Non vuole che la portiamo al Piedmont, dove si trovano gli ospedali migliori. Si è messa in testa di rimanere in questo tugurio decadente fino alla fine dei suoi giorni. Credo che si aspetti di essere trascinata via dalle maree. Naturalmente, le autorità addette all’evacuazione non glielo permetteranno. — I suoi occhi assunsero un’espressione distante. — E quello sarà l’affronto finale, essere cacciati via come dei poveri indigenti.

— Sono certa, Ambryn, che al nostro ospite non interessano più di tanto i nostri problemi di famiglia. — Al burocrate non sfuggì il modo in cui Ambryn fece un passo indietro, né l’atteggiamento di sfida con cui lo fece. — Posso chiedervi che cosa volete da nostra madre?



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