Il burocrate era molto sensibile a questo genere di attrito, che insorgeva inevitabilmente laddove i confini del controllo tecnologico si scontravano con l’orgoglio locale.

— Vogliate scusarmi, signore. — Un giovanotto entrò nel salone, portando con sé un piccolo tavolo. Indossava una tunica incredibile, tutta lune e stelle scintillanti, con orchi e ibis intessuti in un materiale luccicante che mutava dal più profondo dei blu al più luminoso dei rossi a seconda di come si muoveva. Il giovanotto appoggiò il tavolo, sfilò via la tovaglia che lo copriva, rivelando una vaschetta per pesci senza pesci dentro, quindi protese una mano guantata di bianco. — Sono il tenente Chu, il vostro ufficiale di collegamento.

Si strinsero la mano. — Pensavo che mi avrebbero assegnato qualcuno dei reparti di sicurezza interni — disse il burocrate.

— Preferiamo non pubblicizzare troppo la nostra presenza, quando ci troviamo a operare nel Tidewater. — Chu aprì la tunica. Sotto, indossava una normale uniforme blu da aviatore. — Al momento, sono un funzionario addetto all’intrattenimento. — Allargò le braccia e inclinò il capo in maniera civettuola, come si aspettasse un complimento. Il burocrate decise che quel Chu non gli piaceva affatto.

— È a dir poco ridicolo. Non capisco il motivo di tutte queste complicazioni. Voglio solo parlare con quell’uomo, tutto qui.

Un sorriso incredulo. Chu aveva le guance come due palline e una ruga a forma di stella accanto all’occhio sinistro che scompariva quando arcuava le labbra. — E che cosa farete, signore, quando lo avrete raggiunto?

— Lo interrogherò per determinare se è effettivamente in possesso di tecnologia di contrabbando. Quindi, nel caso che risulti che ne è effettivamente in possesso, sarà mio compito istruirlo sulle sue responsabilità e convincerlo a restituire il maltolto. Non sono autorizzato a fare altro.



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