
— E guardate un po’ quell’assassino stipendiato da Kanus… — Il reporter si voltò verso Odal. Stava davanti alla sua cabina e chiacchierava tranquillamente con i secondi.
— Ha l’aria di quello che si sta divertendo.
Uno dei giornalisti si alzò. — Devo fare una telefonata. Tenetemi il posto.
Si fece strada tra i colleghi e, attraverso la porta sorvegliata, raggiunse il piano inclinato che girava intorno al muro esterno dell’edificio. Si diresse quindi verso la telecamera tridimensionale portatile che il governo acquatainiano aveva permesso di installare perché gli inviati della stampa potessero trasmettere i loro servizi.
Il giovanotto parlò col gruppo dei tecnici per alcuni minuti, poi si piazzò vanti alla telecamera.
— Emile Dulaq, primo ministro dell’Ammasso d’Acquatainia e capo della coalizione contro il cancelliere Kanus, dei Mondi Kerak, è stato battuto nel primo tempo del duello psiconico contro il maggiore Par Odal, di Kerak. Ora i due antagonisti si stanno sottoponendo ai controlli psicofisici, prima di ricominciare il duello.
Quando il giornalista tornò al suo sedile in tribuna il duello stava per cominciare.
Dulaq stava in piedi tra un tappo di consiglieri, davanti ala mole torreggiante e impersonale della macchina. Di fronte a lui Odal, con i padrini.
— Non è necessario affrontare il secondo tempo immediatamente — stava dicendo uno dei consiglieri al primo ministro. — Aspettate domani. Riposatevi e calmatevi.
Senza rispondere, Dulaq rivolse uno sguardo interrogativo al meditec, che si teneva un po’ discosto dal gruppetto.
Il meditec, uno dell’équipe addetta alla macchina, puntò un dito verso di lui. — Il primo ministro ha superato felicemente i test. È in grado di ricominciare, secondo le norme del duello.
— Ma potrebbe anche ritirarsi per una giornata, no?
