
Ed Wonder avrebbe voluto avere il coraggio di reagire a quella sparata con una smorfia di disgusto. Invece si affrettò a cambiare discorso. «Per quale ragione mi ha fatto chiamare, signor Mulligan?» chiese.
«Come? Ah, sì. Che cosa fa domani sera, Piccolo Ed?»
«Ho un appuntamento con una ragazza. Domani è il mio giorno libero, signor Mulligan.»
«Benissimo. Ci porterà anche lei. Ha mai sentito parlare di un buffone chiamato Ezechiele Giosuè Tubber?»
«Non mi pare. Un nome così non lo si dimentica. Comunque non credo che mi sarà possibile mandare a monte l’appuntamento.»
Il direttore ignorò l’obiezione. «È un caso di fanatismo religioso, o giù di lì. Ma quello che conta è che l’Associazione ha ricevuto un paio di lettere e una telefonata di gente che aveva da ridire su di lui, mi capisce? Dicono che è un sovversivo.»
«Mi pareva che avesse parlato di fanatismo religioso.»
«Sì, ma quel tipo è anche un sovversivo. Un sacco di rossi si nascondono dentro a un saio da religiosi. Come quell’arcivescovo in Inghilterra, come diavolo si chiama? O quei rabbini ebrei che predicano contro la segregazione razziale. Comunque sia, all’ultima riunione della sezione locale dell’Associazione è stato deciso di indagare su questo Tubber. Hanno affidato a me l’incarico.»
Ed aveva pochi dubbi su come sarebbe andata a finire quella conversazione. Cercò di attaccarsi all’unico filo di speranza che aveva. «Ecco, vede, il mio appuntamento…»
«Io non capisco un’acca di fanatismo religioso» lo interruppe Mulligan «ma lei, per via del suo programma, vive in mezzo a questi rompiscatole. È la persona più adatta per andare a quel raduno. Eccole l’indirizzo. È uno spiazzo non fabbricato in Hudson Street. Farà un rapporto alla prossima riunione dell’Associazione.»
