
Ora si era scaldato davvero, pensò Ed Wonder. E ciò nonostante, il suo discorso aveva ancora poco a che fare con la religione. A parte il riferimento incidentale alla Grande Madre, e l’abitudine che aveva Tubber di rivolgersi ai suoi fedeli con l’espressione “cari fratelli”, sembrava più una critica alla società che un appello a cercare la salvezza dell’anima.
Ed sbirciò Helen. Pensò che l’aria fresca stesse ormai per avere il sopravvento sui fumi dell’alcol che prima la ottenebravano, e che presto la ragazza sarebbe stata pronta a rifare il pieno nel più vicino bar automatico. Aveva anche l’impressione che stesse afferrando soltanto una frase su tre della diatriba di Tubber, nonostante la fronte aggrottata che denunciava profonda concentrazione.
«…consumi frivoli. Spendiamo più per cartoline illustrate che per la ricerca medica. Più per il fumo, il gioco d’azzardo e il bere che per l’istruzione. Più per gioielli e orologi che per la ricerca scientifica di base…»
«Non è un sovversivo» sussurrò Ed. «È solo uno scontento cronico. Che ne diresti di andarcene?» E per essere più convincente, aggiunse: «Possiamo fare un salto al bar automatico più vicino.»
Helen non lo stava nemmeno ad ascoltare. La sua voce risuonò chiara e distinta. «Ma di che cosa si lamenta, nonnino? Gli Stati Uniti hanno il più alto grado di benessere del mondo intero. Nessuno se l’è mai passata meglio di così.»
