Guarda le tue scarpe, così fragili da richiedere la cura del calzolaio dopo pochi giorni. Guarda la tua faccia, ritoccata da numerose creme acquistate a prezzi favolosi e sempre a costo di uno spreco dei doni della Grande Madre. Non ho detto, prima, che le nostre scorte di rame sono quasi esaurite? Eppure, ogni anno le donne buttano via centinaia di milioni di astucci da rossetto fatti con ottone. L’ottone è in gran parte composto di rame! Prendi la strada di Elisio, donna vana!»

«Senti, Helen…»

Helen ormai c’era dentro fino al collo. Si era alzata e sghignazzava in faccia al profeta furibondo.

«Se quella sua figlia che sta all’ingresso usasse un po’ di rossetto, forse in questo momento si godrebbe la compagnia di un uomo, invece di starsene a far niente davanti a una tenda. E può tuonare da quella pedana per tutta la notte su questa storia della via che conduce alla Grande Madre, o dove vuole lei, ma non riuscirà a convincere me o chiunque abbia quel pizzico di buon senso che permette di cercare di avere l’aspetto più attraente possibile. Il numero delle persone che tiene ad avere una faccia presentabile continua a crescere, e lei non ci può fare niente.»

«Andiamocene di qui» implorò Ed. Si era alzato anche lui e cercava di trascinare Helen nel passaggio fra le sedie, per raggiungere l’uscita. Di nuovo, come uno sciocco, si chiese come quella malferma pedana di legno potesse reggere il peso e il furore di Ezechiele Giosuè Tubber. Mentre cercava di trascinare via Helen, i suoi occhi vagarono sulle facce degli spettatori impietriti dallo stupore.

Tubber trattenne il respiro per qualche istante, poi la sua voce esplose in un tuono che avrebbe coperto i boati di un vulcano in eruzione.

«In verità, ora, maledico la vanagloria delle donne. In verità io dico che mai più tu troverai piacere nella vanità della tua persona. In verità mai più tu ti compiacerai di dipingerti il volto e di vestire abiti di ricercata eleganza.»



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