
Per la prima volta negli ultimi cinque minuti si alzò un mormorio dal gruppo dei fedeli che apparentemente erano rimasti di ghiaccio di fronte alla temerarietà di Helen.
Una voce, terrorizzata, sussurrò: «…il potere…»
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«Andiamo!» ringhiò Ed fra i denti. «Vuoi finire linciata da questi pazzi, senza nemmeno avere il tempo di accorgertene?» La spinse lungo il passaggio, alternando sulla faccia un’espressione di sincere scuse e una del tipo ma-è-stato-solo-uno-scherzo, per accattivarsi la simpatia dei presenti. Ma dubitava di riuscire nell’intento. Helen ghignava piano. L’avrebbe strozzata.
La ragazza era da prendere con le molle. Bastavano tre o quattro bicchierini bevuti in successione per far succedere di tutto. Il guaio era che, di solito, succedeva. Come quella volta che aveva preso a calci un poliziotto sul ponte George Washington. Chissà fino a che punto di sopportazione doveva giungere un uomo per concludere un buon matrimonio!
A pochi passi dall’uscita, Ed diede una rapida occhiata dietro di sé. Gli spettatori erano ancora seduti immobili, come pietrificati da un fulmine. Sulla pedana, il vecchio Tubber pareva aver ripreso l’autocontrollo. Chissà come, sembrava essersi ridotto alle dimensioni normali. Aveva di nuovo l’aspetto mite che lo faceva assomigliare a Lincoln.
All’aperto, Helen si liberò dalla stretta. «Lasciami andare» esclamò sghignazzando. «Sono riuscita a far scaldare il vecchietto, eh?»
«Ci sei riuscita, eccome! Su, andiamocene di qui prima che quello cambi idea e ci scateni dietro i suoi fedeli.» Ma nonostante le sue parole, Ed era quasi certo che né il vecchio né i suoi sparuti seguaci avrebbero mai minacciato la loro incolumità fisica.
