«Ma questo succedeva molto tempo fa» obiettò Ed.

Buzz fece una specie di ghigno, si ficcò il sigaro in bocca e, stringendolo tra le labbra, disse: «Vuoi un esempio più recente? Prendi Padre Divino. Non hai mai sentito parlare del suo movimento? È cominciato negli anni della grande depressione e, credimi, se non fosse scoppiata la seconda guerra mondiale, la religione di Padre Divino avrebbe invaso tutto il Paese. Perché? Perché era sostanzialmente un movimento economico sociale. Dava da mangiare alla gente in un periodo in cui molti facevano la fame. Era una specie di comunismo primitivo. Tutti gettavano quello che avevano nel calderone comune. Se non avevi niente da dare, andava bene lo stesso, eri ugualmente il benvenuto. Poi tutti si mettevano a lavorare, trasformando le vecchie case in rovina che avevano acquistato in ciò che loro chiamavano paradisi. Chi poteva, lavorava fuori della comunità come cameriere, autista, cuoco, eccetera, e quello che guadagnava finiva nel calderone comune. Quando un paradiso aveva risparmiato una somma sufficiente, e quando il numero dei nuovi convertiti era cresciuto a sufficienza, compravano un’altra casa in rovina e creavano un altro paradiso. Andò tutto a vele spiegate fino a quando scoppiò la guerra. Allora i seguaci del Padre Divino se ne andarono a tutta velocità a guadagnarsi cento dollari alla settimana nei cantieri navali.»

«Quello che ha detto può valere per Padre Divino o per i Maomettani» obiettò Helen «ma non tutte le religioni sono a base economica.»

Buzz De Kemp la guardò fisso. «Veramente, io non ho detto che le religioni siano un fatto economico; comunque, me ne citi una che non sia come sostengo io.»



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