
«Al tempo non era un’università. Era un college statale.»
«Ah, giusto. È cambiato molto il campus?»
Elizabeth andò a dare un’occhiata al termostato. Segnava una temperatura di venti gradi, ma le sembrava che fosse più freddo. Lo alzò a ventitré gradi. «No,» disse. «È proprio lo stesso.»
«Senti, non posso restare,» disse la giovane. «E probabilmente avrai mille cose da fare. Ero solo venuta per fare un saluto e chiederti se volevi venire stasera. Teniamo una riunione Tupperware.»
Una riunione Tupperware, pensò triste Elizabeth. Ecco perché mi ricorda Tib.
«Non sei obbligata a venire. E se vieni non sei obbligata ad acquistare nulla. Non sarà una grande festa. Solo un po’ di amiche mie. Penso che sarebbe un buon modo per farti incontrare alcune vicine. Davvero, faccio la riunione solo perché ho un’amica che vorrebbe cominciare a vendere Tupperware e…» Si interruppe e guardò Elizabeth ansiosa, tenendo le braccia intorno al petto per scaldarsi.
«Avevo un amico che vendeva Tupperware,» disse Elizabeth.
«Oh, allora ne avrai a tonnellate.»
La caldaia cominciò a sibilare in modo assordante. «No,» disse Elizabeth, «non ne ho.»
«Per favore, vienici,» continuò a dire la giovane anche sul portico anteriore. «Non per comprare qualcosa. Solo per conoscere gli altri.»
La pioggia scendeva ancora abbondante. Riattraversò il prato di corsa verso casa sua, con le braccia strette intorno a sé e la testa piegata in avanti.
Elizabeth ritornò in casa e telefonò a Paul in ufficio.
«È proprio importante, Elizabeth?» disse. «Dovrei incontrarmi a mezzogiorno con il dottor Brubaker nell’ufficio Ammissioni per pranzo, e ho un sacco di lavoro in ufficio.»
