«La ragazza della porta accanto mi ha invitata a una riunione Tupperware,» disse Elizabeth. «Non volevo dirle di sì senza conoscere i tuoi programmi per stasera.»

«Una riunione Tupperware?» disse. «Non posso credere che mi hai chiamato per una cosa del genere. Lo sai quanto ho da fare. Hai inoltrato la richiesta da Carter?»

«Ci vado subito,» disse. «Ci sarei andata stamattina, ma…»

«È arrivato il dottor Brubaker,» disse, e mise giù la cornetta.

Elizabeth rimase in piedi vicino al telefono per un minuto, pensando a Tib, poi si infilò l’impermeabile e passeggiò verso il vecchio campus.

«È esattamente lo stesso di quando eravamo matricole,» aveva detto Tib quando Elizabeth le aveva parlato del nuovo lavoro di Paul. «Ero andata là l’estate scorsa per cercare delle pagelle, e non ci potevo credere. Pioveva, e giuro che i marciapiedi erano ricoperti di vermi proprio come lo erano sempre stati. Ti ricordi quell’impermeabile giallo che hai comprato quando eri matricola?»

Tib aveva chiamato Elizabeth da Denver quando loro avevano cominciato a cercare casa. «Ho letto fra le notizie degli ex allievi che Paul era il nuovo vicepreside,» disse come se nulla fosse mai accaduto. «L’articolo non parlava di te, ma pensai che ci fosse una remota possibilità che foste ancora sposati. Io non lo sono più.» Tib aveva insistito per portarla a pranzo a Larimer Square. Si era fatta crescere i capelli, ed era troppo magra. Ordinò un daiquiri alla pesca e raccontò ad Elizabeth ogni cosa sul suo divorzio. «Ho scoperto che Jim si scopava qualche puttanella in ufficio,» disse, facendo roteare il ramoscello di menta che le avevano servito con il drink, «e non lo potevo accettare. Lui non capiva cosa ci fosse di tanto sconvolgente. “Ok, me la sono spassata un po’, e allora?” mi ha detto. “Lo fanno tutti. Quand’è che cresci?” Non avrei dovuto mai sposarlo, il verme, ma non sai che ti stai rovinando la vita mentre lo fai, no?»



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