«Sono tutti uguali questi stupidi moduli,» disse la ragazza, consegnando la richiesta a Elizabeth. Raccolse un mucchio di libri. «Ho lezione. Serve nient’altro?»

Elizabeth fece di no con la testa e lasciò passare il ragazzo che non aveva ancora finito di parlare, ma la ragazza non lo degnò nemmeno di uno sguardo. Infilò i libri nello zaino, se lo mise in spalla e attraversò la porta.

«Ehi, aspetta un attimo.» disse il ragazzo, e le andò dietro. Quando Elizabeth fu uscita, avevano già percorso metà del viale. Elizabeth udì il ragazzo che diceva: «Va bene, sono uscito con lei un paio di volte. È forse un delitto?»

La ragazza diede uno strattone allo zaino per liberarsi della sua presa e puntò verso il vecchio dormitorio di Elizabeth. Lì davanti c’era una ragazza con l’impermeabile giallo che parlava con un’altra ragazza dai capelli corti e biondi pettinati all’indietro. La ragazza con l’impermeabile si voltò all’improvviso e si incamminò verso il viale.

Un ragazzo passò accanto a Elizabeth in bici, urtandole un gomito e facendole cadere di mano il modulo di richiesta. Tentò di afferrarlo e vi riuscì prima che cadesse per terra.

«Scusi,» le disse senza nemmeno voltarsi. Aveva indosso una giacca jeans. Le maniche erano troppo corte, e i polsi ossuti sporgevano all’infuori. Guidava la bicicletta con una mano e teneva con l’altra una grande busta di plastica piena di scatole verdi e rosa. Era con quello che l’aveva colpita.

«Tupper,» disse, e fece per corrergli dietro.

Era in terra sul ghiaccio prima ancora di capire che sarebbe caduta, con le mani allargate sul marciapiede e un piede che si era piegato sotto il suo peso. «Tutto bene, signora?» chiese il ragazzo con la casacca a bottoni. Si inginocchiò davanti a lei coprendole la vista sul resto del viale.



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