Si diresse subito al termostato e lo abbassò. «Quanto hai tenuto alto quest’affare?» Gli diede un’occhiata di sbieco. «29 gradi. Be’, almeno non corri nessun pericolo di assideramento. Sei stata seduta là tutto il giorno?»

«Il verme è morto,» disse. «Dopo tutto non l’avevo salvato. Avrei dovuto metterlo sull’erba.»

«Ron Brubaker dice che si è liberato un posto di segretaria nell’ufficio del preside. Gli ho detto che avresti presentato domanda. L’hai fatto, no?»

«Sì,» rispose Elizabeth. Dopo che Sandy se n’era andata via, aveva tirato fuori il modulo dal borsellino e si era seduta al tavolo della cucina per compilarlo. Aveva quasi finito quando si era accorta che era un modulo per la trattenuta dei fondi pensione.

«È venuta Sandy Konkel oggi,» disse. «Ha conosciuto suo marito su una strada bianca. Entrambi si trovavano là per caso. Per caso. Non era nemmeno il suo solito itinerario. Come per il verme. Tib è semplicemente passata di lì, in modo assolutamente inconsapevole, ma il verme era troppo vicino al bordo, è caduto di sotto ed è affogato.» Cominciò a piangere. Le lacrime le scendevano fredde lungo le guance. «È affogato.»

«Che avete fatto con Sandy Konkel? Tirato fuori lo sherry da cucina e ripensato ai vecchi tempi?»

«Già,» disse. «I vecchi tempi.»


La mattina dopo Elizabeth riportò indietro il modulo per la trattenuta dei fondi pensione. Aveva piovuto tutta la notte in modo intermittente, e il tempo si era fatto più freddo. C’erano lastre di ghiaccio sul viale centrale.

«Avevo quasi finito di riempirlo quando mi sono resa conto di che cos’era,» disse alla ragazza. Quando Elizabeth era entrata, c’era un ragazzo con una casacca a bottoni e pantaloni color cachi che se ne stava appoggiato al bancone. La ragazza volgeva la schiena al bancone, impegnata a sistemare dei documenti.

«Non capisco cosa ci sia da prendersela così tanto.» aveva detto il ragazzo, dopodiché si era interrotto e aveva visto Elizabeth. «C’è una cliente,» aveva detto, e si era allontanato dal bancone.



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