
«Già,» disse Elizabeth.
«Voglio dire, prendiamo te e Paul,» disse. Parlava più velocemente di quanto Elizabeth ricordasse, e quando chiamò il cameriere per ordinare un altro daiquiri, la voce le tremò un po’. «Ora, questo è un matrimonio sul quale non avrei mai scommesso, e quanto tempo è che siete sposati? Quindici anni?»
«Diciassette,» disse Elizabeth.
«Sai, ho sempre pensato che avresti accomodato le cose con Tupper,» disse. «Mi chiedo che fine abbia fatto.» Il cameriere servì il daiquiri e portò via il bicchiere vuoto. Lei prese il ramoscello di menta e lo posò delicatamente sulla tovaglia.
«Se è per questo, la stessa fine che hanno fatto Elizabeth e Tib,» disse.
Il campus non era esattamente lo stesso. Avevano aggiunto un’ala a Frasier e avevano tagliato la maggior parte degli olmi. In effetti non era più il campus vero e proprio. Il vero campus era a nordovest, dove era stato fatto spazio per ospitare i nuovi edifici in cemento per le aule e i dormitori. Il dipartimento di Musica era ancora a Frasier, e il dipartimento di Educazione Fisica utilizzava per gli sport femminili la vecchia palestra di Gunter, ma la maggior parte dei vecchi palazzi per le aule e i piccoli dormitori all’estremità meridionale del campus erano diventati uffici. La biblioteca era diventata la sede dell’amministrazione e Kepner era di proprietà dell’ente che gestiva gli alloggi del campus, ma nella pioggia tutto sembrava uguale a prima.
Le foglie cominciavano a cadere, e il viale principale era umido e coperto di vermi. Elizabeth vi camminò in mezzo, guardando dove metteva i piedi per cercare di non schiacciarli. Quando era matricola, si era assolutamente rifiutata di camminare sui marciapiedi. Aveva rovinato due paia di scarpe col tacco basso tagliando attraverso il prato per andare a lezione.
«Sei una testona, lo sai?» le aveva urlato Tib, accelerando il passo per raggiungerla. «Ci sono vermi anche nell’erba.»
